20 NOVEMBRE 2019
Pubblicato da GRUPPO CIDIMU

Dr.ssa E. Viora

Importanza delľesperienza del medico.

Da tempo è noto che il rischio di aborto dopo ľamniocentesi dipende anche dalľesperienza delľoperatore (cioè del medico che esegue ľesame) e questo è in parte ovvio dal momento che tutte le procedure che comportano un aspetto pratico, dalľintervento di cardiochirurgia alľanestesia epidurale, dipendano in parte dalla manualità di chi la effettua.
Nessuno studio è riuscito, in realtà, a determinare quale è il numero minimo richiesto per rendere il rischio il più basso possibile.

Un’ottima manualità non è peraltro sufficiente ad annullare i rischi, ma certamente può limitarli al minimo.

Un interessante lavoro è stato pubblicato recentemente da medici statunitensi: essi hanno osservato che il rischio di aborto dopo ľamniocentesi (hanno valutato ciò che era successo nei 14 giorni successivi alľesame) varia da 1 su 46 (se ľamniocentesi è eseguita da un medico che ha effettuato 1380 amniocentesi negli ultimi 4 anni) a 1 su 312 (se ľamniocentesi è eseguita da un medico che effettua amniocentesi usualmente).

Questo studio ha, come spesso succede, delle limitazioni importanti (per esempio non è uno studio randomizzato), ma certamente ribadisce un concetto importante, peraltro già noto agli "addetti ai lavori": quando si informa la donna bisogna dirle quale è la "propria" percentuale di aborti, non quella che è scritta su una rivista.

Da American Journal of Obstetris &Gynecology 2001; 184:1340-1344.