27 GENNAIO 2023
Pubblicato da GRUPPO CIDIMU

Dr. Mauro Felletti

Teorie delľinvecchiamento cognitivo.

Il complesso delle modificazioni biologiche che il cervello subisce con ľetà si accompagna ad un calo progressivo delľefficienza cognitiva: si inizia ad essere meno reattivi, gli appuntamenti sono più difficili da ricordare senza adeguati supporti, si fatica a recuperare nomi e termini mentre si parla. Tutte le funzioni intellettive subiscono un’involuzione, ma la letteratura scientifica è concorde nelľaffermare che la problematica risieda nei processi, ossia nelľefficienza dei meccanismi che elaborano ľinformazione, mentre non viene inficiata la qualità delle conoscenze acquisite. In particolare tre sono i fondamentali meccanismi individuati per giustificare il complesso dei cambiamenti che occorrono con ľetà:
A. il calo della velocità di processamento, si diventa più lenti nelľelaborazione delle informazioni e talvolta si fatica a portare a conclusione un ragionamento;
B. il calo della risorsa mentale, ossia una diminuzione delľenergia mentale che può essere messa al servizio di un determinato compito;
C. la ridotta efficienza dei processi inibitori, con ľetà si assisterebbe ad una maggiore difficoltà a mantenere ľattenzione sugli stimoli rilevanti e una minore efficienza nel ridurre ľinterferenza creata da stimoli irrilevanti.

Nonostante il costrutto delľinvecchiamento sia abbastanza condiviso dagli studiosi, diverse ricerche dimostrano che il mantenere in costante attività il cervello, sia attraverso attività stimolanti di varia natura che con il coinvolgimento nel proprio contesto, permetta di mantenere una buona efficienza cognitiva.

Tuttavia quando le difficoltà percepite iniziano a creare difficoltà nella vita quotidiana è consigliabile consultare il Neurologo, che è un medico esperto nella valutazione dei disturbi cognitivi. La visita specialistica e gli eventuali esami richiesti, come previsto da specifiche linee guida internazionali, permettono di inquadrare il disturbo, identificando in prima istanza segni latenti, che richiedono un maggiore approfondimento.

La visita specialistica permette di inquadrare i sintomi presentati nella corretta categoria clinica, infatti non sempre le “dimenticanze” o la “disattenzione” sono sintomi precursori di patologie dementigene, ma è importante conoscere ľeziologia della propria difficoltà in modo da intervenire in maniera adeguata e se possibile preventiva.

I quadri neurologici possibili si suddividono in due principali categorie:
declino cognitivo lieve (MCI);
declino cognitivo medio o grave.

Declino cognitivo lieve o Mild Cognitive Impariement

Il concetto di Mild cognitive Impariement si riferisce ad un popolazione di soggetti che non presentano difficoltà di gestione quotidiana, ma hanno difficoltà cognitive (memoria, linguaggio, ecc…) che vengono percepite dal paziente e si evidenziano a livello di approfondimento testistico attraverso una prestazione ai limiti o inferiore alla norma in prove specifiche.

Nel corso del tempo si è osservato come i quadri di MCI siano tra loro differenti, in particolare sono stati evidenziati tre profili di declino cognitivo lieve:

– MCI con deficit di memoria ed altre funzioni cognitive;
– MCI con deficit in una funzione cognitiva diversa dalla memoria;
– MCI con deficit in diverse funzioni cognitive, ma non la memoria.

Il destino evolutivo dei pazienti che presentano questo quadro clinico non è univoco: il tasso di conversione in patologia dementigena o la permanenza in una situazione di lieve difficoltà dipendono dalľinterazione di diversi fattori, i cui principali sembrano essere una predisposizione genetica, la presenza di comorbidità con altre patologie di natura sia internistica (ipertensione , diabete, disendocrinopatie o stress cronico) o di fattori ambientali facilitanti, ma anche di una propria riserva cognitiva accumulato lungo il corso della vita (Stern, 2003).

Riserva cognitiva
Ciascuna persona, a parità di p a t r i m o n i o n e u r o n a l e , affronterà compiti cognitivi in maniera differente in base alle strategie di elaborazione delle informazioni che utilizza.

Declino cognitivo o Demenza

Il termine demenza racchiude in sé ľinsieme delle condizioni cliniche che interferiscono sulle funzioni cognitive creando disturbi della memoria, delľattenzione e del linguaggio. La ripercussione di queste difficoltà nella vita quotidiana porta ad una perdita della propria autonomia e, frequentemente, modificazioni della personalità e della capacità di relazionarsi con gli altri. Non esiste un solo tipo di demenza, esse di differenziano in base alľeziologia (primarie o secondarie ad altre patologie), alla sede lesionale (corticale o sottocorticale) e alle funzioni cognitive coinvolte (specialmente agli esordi). In questa sede ci focalizzeremo sulla distinzione in base alla sede lesionale. Le patologie corticali vedono maggiormente coinvolte le abilità di linguaggio, il ragionamento, la soluzione di problemi, ľapprendimento; mentre quelle sottocorticali interessano funzioni come la vigilanza, ľattenzione, la velocità di elaborazione, la motivazione e ľemotività.

Fattori di rischio
✦ età superiore ai 60 anni;
✦ predisposizione genetica;
✦ fumo;
✦ diabete;
✦ depressione;
✦ ipertensione;
✦ alti livelli di colesterolo nel sangue;
✦ ipostimolazione intellettuale e sociale

Qui di seguito si cercherà di descrivere brevemente le più comuni patologie dementigene.

La malattia di Alzheimer La demenza di Alzheimer si manifesta con lievi problemi di memoria, in particolare quella a breve termine (difficoltà di apprendere e trattenere le informazioni recenti) per poi evolvere in un lento e progressivo decadimento della memoria a lungo termine. I segni comportamentali più evidenti sono la perdita di orientamento in luoghi famigliari, la difficoltà a seguire indicazioni precise, il disorientamento rispetto il tempo, le persone e i luoghi e la trascuratezza personale. Il decorso della malattia è abbastanza lungo 8-10 anni, ma lungo questo asse temporale si osserva una progressiva modificazione delle difficoltà cognitive e una perdita delle autonomie personali.

La demenza vascolare La demenza vascolare è una forma di deficit cognitivo determinata dalľalterazione della circolazione sanguigna cerebrale conseguente ad eventi acuti (ictus o emorragia) o patologie croniche vascolari. Le manifestazioni cognitive e comportamentali associate possono variare in base alla sede lesionale. La loro insorgenza può essere improvvisa (come avviene dopo un ictus) oppure lenta e caratterizzata da peggioramento progressivo (ad es., in caso di micro-ictus ripetuti o in presenza di aterosclerosi diffusa).

UNA PRESA IN CARICO INTEGRATA La visita specialistica permette di analizzare la problematica presentata sia da un punto di vista organico che funzionale. Le figure professionali coinvolte sono il medico Neurologo, lo psicologo con una formazione in Neuropsicologia e il Neuroradiologo.
La visita neurologica deve sempre essere considerata il passo iniziale, lo specialista Neurologo si pone come coordinatore delľintervento diagnostico, avvalendosi delle altre professionalità dal Cardiologo al Dietologo: è acquisizione degli ultimi anni, ľimportanza della valutazione delľigiene alimentare soprattutto nella valutazione di una correlazione tra le caratteristiche della dieta e ľinsorgenza dei disturbi della memoria e delľattenzione. A questo proposito il neurologo esperto nelle patologie dementigene, diventa il medico dello stress inteso sia in senso psicologico/psichiatrico che metabolico/nutrizionale, coordinando un piano ďintervento per modificare in senso positivo lo stress ossidativo e le sue dannose conseguenze. La correzione degli elementi sopra riportati rappresenta un importante misura di prevenzione e cura a partire dai 40 anni. La valutazione neuropsicologica è destinata ad accertare ľefficienza intellettiva ed in particolare ad individuare eventuali difficoltà in prestazioni cognitive quali memoria, attenzione, linguaggio, orientamento spazio-temporale, esplorazione dello spazio o altre abilità visuo-spaziali. In base ai risultati delľesame neuro-cognitivo è possibile analizzare il profilo cognitivo del paziente per verificare la presenza di un decadimento delle funzioni intellettive e, soprattutto, identificare il profilo qualitativo e quantitativo di compromissione mettendo per esempio in luce aree di maggiore o minore efficienza.
Le indagini morfologico-strutturali basate su metodiche neuroradiologiche come la TAC e la RMN delľencefalo, sono necessarie per escludere altre possibili alternative eziologiche (come affezioni focali o diffuse delľencefalo) e nella loro capacità di identificare condizioni potenzialmente trattabili (valga per tutte il caso delľidrocefalo normotensivo).
Ľapprofondimento genetico permette di individuare eventuali geni coinvolti: studi recenti hanno reso possibile la differenziazione delle tipologia di quadro dementigeno e una possibile ipotesi sulla progressione in base alla mutazione genetiche specifiche. Ľintegrazione delle analisi condotte dai vari specialisti permettono di avere un quadro clinico maggiormente definito che favorisce sia la discriminazione tra forme di declino lieve e grave sia ľindividuazione delle funzioni cognitive maggiormente inficiate.

Inoltre, informazioni dettagliate permettono di individuare il trattamento più adeguato per la sintomatologia presentata.

Al CIDIMU è presente un gruppo di studio e di lavoro dedicato a questi disturbi il “Centro della memoria e dei disturbi cognitivi” che si avvale della multiprofessionalità e degli strumenti sia clinico-laboratoristici, compresa nei casi dubbi ľindagine genetica, che di Imaging per la presa in carico, dalla definizione diagnostica fino al progetto riabilitativo della funzione compromessa, della persona che si presenta per accertare ľentità del suo disturbo.