21 GENNAIO 2020
Pubblicato da GRUPPO CIDIMU

Dr. Francesco Zappia

Tecnica consigliata solo in determinati casi.

Si tratta di una tecnica con la quale si introducono dei piccoli aghi radioattivi nella compagine del tumore che emanano piccole dosi di radiazioni nel tessuto canceroso stesso. A partire dagli anni ‘50 tale tecnica venne sempre più perfezionata sia dal punto di vista del dosaggio delle radiazioni sia dei materiali impiegati. Si usarono dapprima aghi ďoro radioattivi, semi radioattivi allo iodio e successivamente materiali radioattivi incluso il palladio. Ľimpianto degli aghi viene effettuato sotto guida ecografica o TC guidata previa laparoscopia per escludere ľeventuale presenza di linfonodi metastatici.

Questa tecnica non è indicata nei seguenti casi:

• tumori estesi
• tumori che abbiano superato la capsula prostatica
• in presenza di metastasi linfonodali
• interessamento delle vescichette seminali o dei tessuti circostanti la ghiandola

È anche sconsigliata se il paziente si è già sottoposto a resezione endoscopica della prostata.

I pazienti candidati a tale metodica rientrano nella categoria di quelli che traggono benefici dalla terapia radiante esterna e dalla prostatectomia radicale. Date le possibili complicanze quali i problemi rettali (circa il 25% lamentano diarrea, crampi e sanguinamento), le prostatiti, i problemi urinari (danni uretrali, contratture del collo vescicale, incontinenza) tale tecnica lascia spazio al trattamento ormonale e alla terapia radiante esterna che sarà oggetto di prossima trattazione.