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Ecografia in gravidanza


Che cos’è l’ecografia?
L’ecografia è una tecnica che consente di esaminare gli organi del nostro corpo con l’utilizzo di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni non udibili dall’orecchio umano) che attraversano i tessuti.
In pratica, l’ecografo funziona così: la sonda invia impulsi di onde sonore nel corpo. Queste onde sonore in parte vengono riflesse dai tessuti che incontrano, creando echi: tali echi (o onde di ritorno) sono trasformati in immagine sul monitor dell’ecografo.
Le immagini sono corrispondenti a sezioni degli organi esaminati. Con l’ecografia è, quindi, possibile esaminare e fotografare gli organi posti all’interno del corpo.
È possibile eseguire tale esame anche durante la gravidanza in quanto non si utilizzano radiazioni ionizzanti. Nel primo trimestre è talora necessario usare una sonda che si introduce in vagina (ecografia transvaginale), che consente una visione più dettagliata dell’utero e del suo contenuto.

L’ecografia è innocua?
Gli ultrasuoni sono utilizzati nella pratica clinica da oltre trenta anni e non sono stati riportati effetti dannosi, anche a lungo termine, sull’organismo umano.

Che cosa si vede con l’ecografia in gravidanza?
Nei primi due-tre mesi di gravidanza (6-13 settimane di epoca gestazionale), con la misurazione della lunghezza del feto è possibile valutare se lo sviluppo del feto corrisponde all’epoca di gravidanza valutata in base alla data dell’ultima mestruazione. Talvolta questa data non è ricordata esattamente oppure le mestruazioni non sono regolari: un’ecografia eseguita nei primi tre mesi consente di datare con precisione l’epoca della gravidanza o la eventuale sede anomala di impianto. Si visualizzano l’attività pulsatile del cuore, i movimenti fetali ed il numero di feti. Più tardi, dal quarto mese in poi, si effettuano le misurazioni della testa, dell’addome e del femore fetale ed i valori di tali misure vengono confrontati con quelli delle curve di riferimento. Si può così valutare se le dimensioni del feto corrispondono a quelle attese per l’epoca della gravidanza. In questo stesso periodo si visualizzano la sede di inserzione placentare, la quantità di liquido amniotico ed alcuni organi del feto (strutture intracraniche, cuore, reni, vescica, stomaco, parete addominale, arti).
Il sesso del feto è evidenziabile dal quarto mese: la possibilità di definirlo dipende dalla posizione del feto. È perciò possibile, anche a termine di gravidanza, non riuscire a determinare il sesso se la posizione del feto non è adatta.

È possibile valutare gli organi interni del feto?
È possibile. Oltre alle strutture che vengono misurate normalmente (testa, addome, femore) si visualizzano le strutture endocraniche, il cuore, la vescica, i reni, lo stomaco e le ossa lunghe degli arti. Esami dettagliati di certi organi (ecocardiografia fetale, ecografia di II livello) vengono eseguiti solo quando vi sia un’indicazione specifica.
La possibilità di rilevare un’anomalia dipende dall’organo interessato, dalla sua dimensione, dal tipo di malformazione oltre che dalla posizione del feto nell’utero, dalla quantità di liquido amniotico, dallo spessore della parete addominale materna e dall’epoca di gravidanza.
La morfogenesi fetale è un evento evolutivo che non può essere colto in maniera omnicomprensiva solo con l’esame ecografico.
L’ecografia è in grado di rilevare circa metà delle malformazioni evidenti alla nascita. È perciò possibile che anomalie fetali, anche gravi, non siano rilevate con l’esame ecografico in gravidanza.

Quanti esami ecografici è bene fare nel corso della gravidanza?
Nella gravidanza normale vengono eseguiti tre esami: nel primo trimestre, nel secondo trimestre (a 20-22 settimane) e nel terzo trimestre (a 30-34 settimane).
Su indicazioni del medico curante e/o qualora suggerito dalla situazione clinica, l’ecografia può essere effettuata anche in altre date.
Può essere necessario, in alcuni casi, ripetere l’esame più volte: questo verrà consigliato dallo stesso medico che ha eseguito l’ecografia o dal medico curante.

L’ecografia è innocua per il feto?
Gli ultrasuoni sono utilizzati nella pratica ostetrica da oltre venticinque anni e mai sono stati riportati effetti dannosi, anche a lungo termine, sul feto. Per tale ragione, con le procedure oggi adottate, l’uso diagnostico dell’ecografia è ritenuto esente da rischi. (modificato da “Linee guida SIEOG” Editeam sas 2002)

Inoltre...
  • Ecografia di II livello o di approfondimento. Viene eseguita su indicazione specifica e consente una valutazione più dettagliata dell’anatomia fetale, spesso mirata alla ricerca (al monitoraggio) di determinate anomalie, a seconda del motivo per cui è eseguito l’esame.
  • Esame per la misurazione della translucenza nucale. Si esegue a 11-13 settimane ed ha lo scopo di identificare i feti in cui vi è un rischio maggiore di anomalie cromosomiche (trisomia 21) e/o di malformazioni fetali. Può essere associata ad un prelievo di sangue eseguito nello stesso momento (test combinato) oppure anche ad un secondo prelievo eseguito a 15-17 settimane (test integrato).
  • Dopplerflussimetria materno-fetale. Si effettua da 20 settimane di gravidanza in poi e serve per valutare le condizioni circolatorie dell’utero e della placenta (organo deputato agli scambi nutrizionali e respiratori del feto) e per esaminare le condizioni circolatorie del feto. Viene eseguita solo in situazioni particolari (feti con iposviluppo, malattie materne ecc.).
  • Ecocardiografia fetale. Si esegue da 20 settimane di gravidanza in poi e serve per studiare in modo accurato l’anatomia e la funzionalità del cuore fetale. Viene eseguita su specifica indicazione.
  • Ecografia quale mezzo di supporto per effettuare prelievo di villi coriali, amniocentesi, funicolocentesi. Queste metodiche consentono il prelievo di tessuti fetali (liquido amniotico nel caso dell’amniocentesi, tessuto coriale nel caso del prelievo di villi coriali o CVS) che sono inviati in Laboratorio per eseguire accertamenti su alcune specifiche condizioni del feto. Il motivo più frequente per cui si esegue l’amniocentesi o il CVS è lo studio del cariotipo fetale che serve per diagnosticare eventuali patologie cromosomiche come la trisomia 21 o sindrome di Down. Comportano un rischio di aborto (0.5-2%) e vengono eseguiti dopo aver valutato accuratamente il rischio di patologia fetale per la quale si richiede il prelievo.
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