26 AGOSTO 2019
Pubblicato da GRUPPO CIDIMU

Le patologie immunitarie ben inquadrate e conosciute sono rappresentate da malattie autoimmuni, malattie allergiche e immunodeficienze.
Ma vi sono altre condizioni che non rientrano in queste categorie. Hanno in comune la ipersensibilità immunitaria nei confronti di antigeni esterni introdotti nelľorganismo. La sfida diagnostica è il riconoscimento del meccanismo fisiopatologico e, quando possibile, delľagente responsabile.

Vi sono malattie o sindromi a patogenesi immunitaria nelle quali ľantigene non è endogeno (come per le malattie autoimmuni), la risposta immunitaria non è di classe IgE (come per le malattie allergiche propriamente dette o atopiche) e le conseguenze cliniche non sono le infezioni ricorrenti (come per le immunodeficienze).
Quali sono? Per limitarsi a qualche esempio si possono citare alcune forme di dermatite da farmaci, di vasculite, di anemia o leucopenia o piastrinopenia da farmaci.
Queste condizioni si realizzano in seguito a risposte immunitarie (per lo più di classe IgM o IgG e talvolta di tipo cellulare T linfocitario) nei confronti di antigeni esogeni (batteri, alimenti, vaccini). Ne consegue la formazione di immuno-complessi (antigene + anticorpo) o la produzione di cellule linfocitarie T reattive.
Si tratta di ipersensibilità immuno-mediata (le differenti modalità sono descritte come reazioni di tipo II, di tipo III, di tipo IV) ma non di ipersensibilità allergica in senso stretto (che é di tipo I, IgE-mediata).
Gli immuno-complessi (tipo III) evocano reazioni infiammatorie, che hanno lo scopo di eliminare gli immuno-complessi medesimi. Ľinfiammazione può produrre sintomi più o meno rilevanti a seconda della “quantità” della reazione e della “sede” anatomica che viene coinvolta.
Talvolta la reazione immunitaria antigene-anticorpo si localizza sulla membrana cellulare di alcune cellule ("spettatori innocenti" della reazione) provocando la parziale distruzione di tali cellule (es. globuli rossi, globuli bianchi, piastrine). I disturbi non appaiono come malattie infiammatorie ma –quale esito della riduzione di alcune linee cellulari- sotto forma di anemia e/o leucopenia e/o piastinopenia (tipo II).
Se il sistema immunitario entra in gioco con linfociti T reattivi (tipo IV) si possono realizzare anche quadri clinici potenzialmente gravi (ad esempio, sindrome di Lyell o necrolisi epidermica tossica).
Una volta identificato il meccanismo, si può effettuare un terapia patogenetica ragionata per controllare i sintomi e ridurre il rischio di patologia ďorgano, fino alľesaurimento della reazione avversa.
Se, in aggiunta al meccanismo, viene identificato anche ľagente responsabile (antigene esogeno) va da sé che ľallontanamento o la sostituzione del responsabile (alimento, farmaco, microrganismo o altro) consentirà una più rapida guarigione.
Una citazione a parte meritano, infine, le malattie immunoproliferative, neoplasie a partenza da cellule del sistema immunitario (ad esempio, i linfomi, il mieloma multiplo e altre forme), che vengono trattate in ambito specialistico onco-ematologico.